Palazzo Palumbo (Palazzo Pinelli)

 

Giugliano in Campania custodisce un patrimonio storico e architettonico di notevole interesse, testimone di secoli di dominazioni e splendore. Al centro di questa ricchezza si erge l’imponente Palazzo Palumbo, affiancato da chiese maestose e da siti archeologici di risonanza internazionale.

Il Palazzo Palumbo rappresenta l’emblema della nobiltà giuglianese. Le sue origini affondano nel XV-XVI secoli, ma l’aspetto attuale è il risultato di profonde modifiche volute dalle potenti famiglie che lo hanno posseduto.

Nato come Palazzo Pinelli Dei Duchi di Acerenza, fu edificato verso il 1545 da Giovan Francesco De Palma, detto il Mormando, per Cosimo Pinelli che aveva comprato il Feudo nel 1542. Tuttavia, deve il suo nome alternativo e più diffuso alla famiglia Palumbo, che ne acquisì la proprietà nel 1833.

Il duca Galeazzo Pinelli commissionò un’importante ristrutturazione alla fine del Settecento. Un altro momento chiave fu il passaggio ai Colonna di Stigliano nel 1795, che arricchirono gli interni con nuove decorazioni e fecero costruire una cappella privata.

L’architettura, caratterizzata dalla sua pianta a corte rettangolare, nascondeva un tempo tesori oggi perduti, come una torre laterale (crollata nel 1980) e, soprattutto, un vasto giardino ornamentale di cui si narra la magnificenza, completo di statue classiche e persino un labirinto.

Nonostante oggi sia una proprietà privata, il palazzo resta uno degli scorci più suggestivi del centro storico, le cui sale conservano ancora tracce degli antichi affreschi.

Un capitolo di grande rilievo nella storia del palazzo, allora di proprietà della famiglia Pinelli, riguarda il celebre letterato Giovan Battista Basile.

Nel 1631, Basile fu nominato governatore di Giugliano sotto il feudatario Galeazzo Francesco Pinelli e risiedette proprio in questo edificio. È affascinante immaginare che fu nelle sale del piano nobile che Basile, membro della prestigiosa Accademia degli Oziosi, lavorò alla stesura della sua opera più importante: “Lo Cunto de li Cunti – trattenimento de li piccirilli”.

Questa raccolta di racconti in lingua napoletana non è solo un capolavoro della letteratura barocca, ma la matrice della moderna fiaba europea. Dalle sue pagine hanno attinto autori successivi come Charles Perrault e i fratelli Grimm, che rielaborarono storie divenute poi immortali, tra cui “Cenerentola”, “Il gatto con gli stivali” e “La bella addormentata nel bosco”.

Il palazzo di Giugliano, quindi, non fu solo una dimora signorile, ma la probabile culla letteraria di alcune delle fiabe più famose al mondo.